Luigi Di Maio: cosa ha detto davvero dopo le consultazioni? 0

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Che la campagna elettorale fosse ben lontana dall’essere terminata era abbastanza chiaro, data la crisi per la formazione di un governo che sembra un immenso attacco di panico collettivo. Nel tentativo di prevalere gli uni sugli altri, le battute, le dichiarazioni, le accuse si sono accavallate nel tumulto dei 60 giorni trascorsi a guardare la formazione del governo come si fa con un reality.

Durante questi mesi molte parole sono state spese da parte di ogni leader politico. Posizioni politico- strategiche reiterate fino all’iper-banalizzazione. Ogni mossa sulla scacchiera ha innescato una serie di altre reazioni a catena che rischiavano di provocare danni seri.

Nel caso del leader politico del Movimento 5 Stelle il danno si è tradotto in un calo dell’indice di gradimento, secondo i dati Ipsos risalenti ad un paio di settimane fa, dal 33,9% del 28 marzo al 33,5%.

Arrivati al terzo giro di consultazioni abbiamo registrato una notevole differenza rispetto ai discorsi dei due giovani leader.

 

Salvini e Luigi Di Maio quali differenze?

La principale differenza verte sulla lunghezza. Luigi Di Maio, a conclusione dell’incontro al Quirinale, ha intrattenuto i giornalisti con una dichiarazione molto articolata. Il leader della Lega, scortato dai sui alleati, al contrario, ha concesso poche parole.

Luigi Di Maio ha usato il suo momento per parlare ai giornalisti, ma utilizzandoli come canali per arrivare al proprio elettorato, cercando legittimazione con un doppio step comunicativo.

Salvini ha distinto il suo pubblico dedicando ad ognuno il proprio tempo. Poco dopo la dichiarazione in rappresentanza del centrodestra ha raggiunto i suoi elettori attraverso il mezzo a loro più congeniale: Facebook. Una scelta determinata da due fattori: la presenza degli alleati nel setting istituzionale del Quirinale e la possibilità di parlare alla pancia dei suoi follower, libero da formalismi linguistici e vincoli di sorta.

Luigi Di Maio ha subìto il giudizio di molti che lo hanno votato a causa dell’apertura allaLega prima, al Partito Democratico dopo, sulla scorta della narrazione mediatica che i partiti avevano avviato per delegittimarlo. Il suo discorso si configura come l’estremo tentativo di giustificare, chiarire e svelare la dietrologia delle sue mosse.

Per voler rendere giustizia ai contenuti enunciati da Luigi Di Maio e Salvini, nel primo caso parliamo di discorso politico strutturato attraverso un esordio, in cui si instaura il legame empatico, una proposta, per dirimere il problema, e una conclusione per chiamare all’azione (call to action). Nel secondo, si tratta di una dichiarazione.

Analizziamo insieme il discorso del Capo politico del Movimento 5 Stelle.

Luigi Di Maio: cosa ha detto veramente?


Esordio
Buongiorno a tutti, abbiamo ringraziato il Presidente della Repubblica per il lavoro che sta facendo e soprattutto per la pazienza che sta avendo nei confronti delle forze politiche. Come ben sapete, negli ultimi due mesi come Movimento 5 Stelle abbiamo fatto di tutto per formare un governo.

  •  Nel discorso ricorre spesso questo richiamo agli sforzi compiuti sin dal 5 marzo per assecondare le esigenze dei cittadini. L’obiettivo è smentire prontamente chi tacciava Di Maio e il Movimento 5 stelle di tenere alle poltrone e al potere.

Lo abbiamo fatto in maniera lineare, mettendo al centro il contratto di governo sul modello tedesco e partendo da un presupposto: il 4 marzo gli italiani ci hanno fatto diventare la prima forza politica con 11 milioni di voti e il 32%, ma causa del sistema elettorale non eravamo autonomi. Abbiamo utilizzato il contratto di governo per proporre temi a due forze politiche. La prima scelta è stata la Lega e per una ragione: era l’altro vincitore. Gli abbiamo proposto un contratto di governo. Ci sono stati 50 giorni di discussioni e di dialogo in cui si chiedeva di mantenere tutta la coalizione di centrodestra e di dare il premier al centrodestra. Ci abbiamo provato per 50 giorni, non è stato possibile.

  • L’intensità della giustificazione inizia a crescere. Di Maio risponde ai dubbi dei puristi che auspicavano un’assoluta presa di potere. In fin dei conti l’importante era il bene dei cittadini, i temi in comune avrebbero permesso di lavorare per l’Italia. Il problema? Non Luigi Di Maio che a tutti i costi agognava la premiership, ma il centrodestra che non trovava compromesso.

E a quel punto grazie all’incarico dato prima alla Presidente Casellati e poi al Presidente Fico da parte del Presidente della Repubblica, abbiamo capito che in quel momento nei confronti della Lega non c’erano i presupposti per firmare quel contratto, tanto è vero che neanche ci siamo fermati al tavolo, e che invece, grazie al mandato esplorativo del Presidente Fico si era aperto uno spiraglio con il Partito Democratico.

A detta del segretario reggente e a detta anche della delegazione che aveva incontrato il Presidente Fico. Quella è stata una seconda interlocuzione che ci è costata di più per varie ragioni. I nostri attivisti, i nostri consiglieri comunali e regionali tutt’oggi e anche durante il periodo dell’incarico e del dialogo stanno facendo opposizione ai governatori e ai sindaci del pd che stanno svendendo i nostri diritti sociali, la nostra sanità. C’erano molte criticità, però, sembrava esserci un’apertura. Siccome l’importante era il contratto, mettere al centro i temi e vincolarli su dei temi, allora abbiamo deciso di percorrere quella strada, sbarrata da un’intervista tv nel bel mezzo dell’attesa che tutti i vertici istituzionali stavano portando avanti per arrivare alla direzione del pd.

  • Ecco un tasto ancora dolente. L’apertura del secondo forno che ha rischiato di incendiare la credibilità del Leader pentastellato lasciando solo cenere. La tentata alleanza con il Partito Democratico ha fatto guadagnare a Luigi Di Maio l’accusa di qualunquismo. La smentita era d’obbligo. Il tentativo? Scaturito dalla necessità di risolvere i problemi degli italiani.

Una volta assodate queste due impossibilità abbiamo anche capito che evidentemente le due forze politiche che avevano perso le elezioni e che avevano fatto la legge elettorale per mettersi insieme il giorno dopo le elezioni si stavano sentendo e stavano facendo di tutto per impedire che il Movimento 5 Stelle arrivasse al governo.

  • Il movimento è quello che è sempre stato, continua a fare opposizione. La sua visione politica non è quella dei partiti che hanno rovinato l’Italia. Continuano a combattere la vecchia partitocrazia, per questo incontrano difficoltà nella creazione del governo.

Oggi siamo in un’altra fase, nella quale, ieri, ho detto chiaramente, ma su questo la Lega lo sapeva già che io sono disponibile a scegliere insieme a Matteo Salvini un Presidente del Consiglio dei Ministri terzo che possa rappresentare un contratto di governo nel quale ci siano delle condizioni non trattabili, e cioè:

1) il reddito di cittadinanza per gli italiani.

2) l’abolizione della legge Fornero per i pensionati e

3) una seria legge anticorruzione per impedire che i giovani se ne vadano all’estero scoraggiati dall’assenza di merito in Italia. 

Queste condizioni, sono delle condizioni che ho posto ieri, ma che deve esser chiaro molte volte ci siamo ritrovati a ragionare con Matteo Salvini io non sono mai stato l’impedimento a firmare il contratto di governo.

Perchè se il problema era il Premier.. i temi sono più importanti delle persone. Questo concetto lo voglio ribadire anche qui. Che cosa succederà?! Non lo so, io le notizie pubbliche che ho sono quelle che avete voi e quindi capiremo che cosa farà la Lega, cosa farà il centrodestra. Quello che posso dirvi è che il Movimento 5 stelle oltre questo schema ideato il 5 marzo del contratto di governo, riferito a due forze politiche, non può andare e, quindi, al di là delle valutazioni che farà il Presidente della Repubblica mi sento di dire che non siamo disponibili a votare governi tecnici.

  • Pronto a smentire le accuse sferrate nei giorni scorsi, soprattutto per contrastare la contro-narrazione di Matteo Salvini che ha saputo indossare gli abiti del saggio, del mediatore altruista, mosso dalla volontà di servire un bene superiore. Il movimento 5 stelle ha fatto tutto il possibile, anche trovare dei punti in comune.

Ed è proprio per scongiurare un altro 2011, nonostante siano diverse le condizioni e il Presidente della Repubblica è una altra persona, per carità!

  • Cortesia istituzionale. Luigi Di Maio deve far leva sul sentimento di chi ha vissuto la crisi e le ingerenze del governo Monti e la sua austerità, ma senza offendere Il Presidente Mattarella (che in quel momento non si era ancora espresso sulle sorti del governo!)

É proprio per scongiurare un altro 2011 che abbiamo provato in tutti i modi a dare un governo politico a questo paese. E se c’è buona volontà si può ancora fare. La mia non è una speranza, non è un auspicio, ma è la forza della coerenza che abbiamo portato avanti in questi due mesi.

  •  Parola chiave n°1: coerenza. La difesa massima verso le accuse di trasformismo che aleggiano nella blogosfera.

Proposta

Se non ci dovessero essere le condizioni per un governo politico, cioè connesso ai problemi delle persone, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, e allora, per noi si deve tornare al voto e si deve tornare al voto con la consapevolezza che sarà un ballottaggio. Perchè adesso è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per andare al governo del paese e gli italiani decideranno nelle prossime elezioni.

Noi non volevamo arrivare a questo punto. Noi abbiamo fatto di tutto per non arrivare a questa situazione. Ce l’abbiamo messa tutta per non dire agli italiani che si deve tornare a votare. Anche facendo scelte che magari hanno disorientato qualcuno nell’opinione pubblica, ma portando avanti i nostri temi e i nostri obiettivi. Se siamo arrivati qui è perchè c’è stato molto cinismo in questi due mesi. Molte valutazioni legate alle proprie forze politiche e non al bene del paese.

  •  Parola chiave n°2: cinismo. Gli avversari sono cinici, hanno sgomitato per la sola sete di potere, senza preoccuparsi delle necessità dei cittadini, dei problemi degli elettori, dei valori più alti che erano chiamati a servire.

Conclusione

Ma se veramente terza Repubblica deve essere, allora i politici fanno un passo indietro e i cittadini fanno un passo avanti con i loro problemi. Se saremo capaci di mettere al centro i problemi degli italiani, forse, riusciremo ad uscire da questa fase di stallo. Altrimenti noi siamo gli ultimi ad avere problemi ad andare avanti.

  • Per realizzare davvero la Terza Repubblica devono metterli definitivamente da parte, qualora non volessero fare un passo indietro per il bene di tutti. Il Capo politico dei 5 Stelle sa bene che ciò non accadrà, ma procede con un trasferimento della colpa, della ùbris da sé a loro, giustificando cosi la decisione di indire nuove elezioni, per necessità… non per vezzo!

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