Terrorismo 2.0: dalle vecchie alle nuove strategie di comunicazione del terrorismo di matrice jihadista 0

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Il terrorismo jihadista di vecchio stampo aveva abituato il mondo ad una comunicazione piatta, ordinaria che sfruttava i pochi mezzi e le poche risorse a disposizione. Ordini scritti su carta, videomessaggi di qualità pessima o interazioni con reporter locali che, a loro volta, riportavano i messaggi dei terroristi (o presunti tali) alle emittenti locali più importanti.

Un vero passo in avanti è stato fatto dall’organizzazione terroristica più nota al mondo: al-Qaeda (la Base). Al-Qaeda è stata forse la prima organizzazione terroristica che ha dato maggior peso alla comunicazione, chiaramente sfruttando i propri mezzi e le proprie ingenti risorse. Stiamo parlando dell’organizzazione che ha avuto come leader indiscusso Osama bin Laden, figlio del miliardario arabo Mohammed bin Awad bin Laden, quindi le risorse economiche non mancavano. Noto al mondo è stato il video di rivendicazione dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre.

Osama bin Laden. Fotogramma estratto dal video di rivendicazione dell’attentato dell’11 settembre

Dal video si può rapidamente notare, da una parte improvvisazione (location, microfono, AK-47 sul set, qualità audio e video) ma dall’altra parte una regia organizzata e soprattutto un messaggio ben studiato e formulato:

“Allah ha benedetto una piccola avanguardia di musulmani, la prima linea dell’Islam, affinché distruggesse l’America”

I video venivano registrati su vecchi VHS e recapitati alle emittenti televisive arabe che, a loro volta, mandavano in onda con estratti e approfondimenti, e in poche ore il mondo riceveva il subdolo “messaggio”.
Ma il vero punto di svolta lo si ha proprio con la nascita del sedicente Stato Islamico famoso anche come ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) o più correttamente IS (Islamic State). Questa nuova organizzazione terroristica si è insediata in un territorio devastato dalla guerra, cioè in Iraq e in Siria, e rapidamente si è ramificata in gran parte del mondo. Con il nuovo leader Abu Bakr al-Baghdadi è riuscita ad ottenere risultati al di là di ogni aspettativa, mettendo a dura prova non solo gli eserciti regolari di Iraq e Siria ma pure l’intelligence e le forze dell’ordine del mondo occidentale.

Il punto di forza dello Stato Islamico sta proprio nell’aver sfruttato a pieno i mezzi di comunicazione e le tecnologie del XXI secolo.

Lo Stato Islamico, prima di tutto, ha creato e organizzato uffici stampa in ogni territorio in modo tale da poter “adattare” il messaggio alle variegate esigenze delle popolazioni locali. Famosa, ad esempio, è stata una brochure pubblicata online Wilaiat Halab (lo Stato di Aleppo) che appare come una sorta di manifesto ideologico dello Stato Islamico. Su questa brochure vengono mostrate foto di ragazzi sorridenti, campi di grano, si descrivono tribunali islamici, servizi di base, distribuzione di acqua e cibo, scuole coraniche con tantissimi studenti e molto altro. Il chiaro intento è quello di convincere la popolazione di Aleppo (e anche tutti i siriani) che le intenzioni dello Stato Islamico sono solo positive e non c’è nulla di negativo.
Anche i materiali videografici e fotografici sono diversi, con contenuti validi e pieni di significato.

Un fotomontaggio pubblicato sulla rivista online dello Stato Islamico Dabiq

L’intento del fotomontaggio è chiaro: spaventare l’occidente mostrando i vessilli neri nel cuore della fede cattolica cioè Roma.

Nei video di propaganda del sedicente Stato Islamico ogni cosa e ogni gesto ha un suo perché e viene studiato e programmato in ogni minimo dettaglio. I protagonisti hanno il volto coperto, sono sempre armati, parlano lingue diverse e annunciano spesso morte e terrore rivolgendosi al mondo occidentale. Poi, più volte, si rivolgono al mondo musulmano invitando più “fratelli” possibili alla lotta per la creazione della loro società perfetta sotto le leggi coraniche. In molti video i soggetti appaiono vestiti con tute arancioni, un chiaro riferimento alle tute usate dai prigionieri di Guantanamo. Chi realizza questi video viene, molto spesso, da scuole di regia e di montaggio occidentali o viene formato nelle università arabe e quindi sfrutta il proprio percorso di studi per applicarlo al mondo del terrorismo.

Altro elemento di cui tener conto è la targettizzazione del pubblico: Lo stesso messaggio non può essere mandato in Francia (ad esempio a Parigi) e in Siria (ad esempio a Raqqa). In Francia e nei paesi occidentali il target principale sarà il cittadino di fede musulmana, figlio di immigrati, non del tutto integrato con la comunità mentre in Siria sarà certamente un musulmano sunnita contrario al governo di Bashar al-Assad. L’obiettivo in Francia? Indubbiamente alimentare l’odio nei confronti della comunità e spingere i soggetti alla radicalizzazione (è uno dei tanti motivi per cui molti jihadisti residenti in Europa tendono a isolarsi). Come arrivare a questa gente? Usando per l’appunto i nuovi mezzi di comunicazione. Facebook e Twitter, chiaramente con profili falsi, sono stati per lungo tempo i privilegiati mezzi di comunicazione ed informazione. Anche WhatsApp, la famosa applicazione di messaggistica, installata ormai in quasi tutti gli smartphone, risulta essere un altro canale di comunicazione importante.

Successivamente ha preso piede anche l’utilizzo di Telegram, altra famosa applicazione di messaggistica, che dà in più la possibilità di distruggere, impostando un timer, le conversazioni evitando così di essere intercettati. Ovviamente i servizi di intelligence hanno affinato le tecniche di controllo e questo ha spinto molti jihadisti a cercare metodi e mezzi “alternativi” di comunicazione. Un esempio su tutti? L’utilizzo delle chat nelle console da gioco. Il Ministro degli Interni Belga Jan Jambon, dopo l’attentato di Parigi del 13 novembre 2015, ha espresso molta preoccupazione riguardo il crescente uso della PlayStation 4 da parte dei terroristi per comunicare tra loro. Queste piattaforme da gioco di ultima generazione permettono di chattare, registrare audio e fare videochiamate e il rischio è, appunto, che le comunicazioni passino inosservate perché confuse con chat di giocatori ordinari (ricordiamoci che le console da gioco di ultima generazione hanno tanti titoli videoludici che trattano proprio di guerra). Attualmente non ci sono prove che le console da gioco della Sony siano stata utilizzate per pianificare attentati, ma comunque la guardia dell’intelligence resta ancora alta.

Infine dobbiamo ricordare che Raqqa, capitale dello Stato islamico, è ufficialmente caduta il 18 ottobre 2017. La caduta della capitale, però, non comporta la definitiva sconfitta del nemico. A preoccupare i leader europei adesso sono i famigerati Foreign Fighters, combattenti stranieri che pur non appartenendo geograficamente allo Stato Islamico combattono per questo abbracciandone tutte le ideologie. Dove andranno questi soldati? Abbandoneranno le armi o proseguiranno la lotta in altri modi? Il pericolo più grande è quello di trovare una regione, quella Mediorientale, ancor più instabile, fucina di altri combattenti pronti a colpire le forze occidentali schierate in Medio Oriente o addirittura l’Europa.


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