Social Media Cosi e perché trovarli 0

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SMM tra reale e digitale

Il 2017 è stato l’anno in cui si è definitivamente parlato in spazi pubblici mainstream di una professione ancora sconosciuta agli occhi della vecchia guardia: il Social Media Manager.

Già da qualche anno si parlava di questa nuova figura, ma si faticava a tratteggiarne i contorni.

Adesso tutti abbiamo avuto modo di assimilarne concettualmente l’indole.

Social media managementUn cambio nel registro espressivo.

La capacità di adattarlo in ottica cross-mediale e l’integrazione orizzontale dei vari rami della comunicazione.

Ma ancora la necessità di rimanere sempre on line e aggiornati su trend, discussioni, eventi, l’urgenza di iniziare a parlare ad una nuova classe di consumatori/elettori che abitano questo universo virtuale.

Questa è l’anima del Social Media Management e del Digital Marketing.

Social Media e Società

La nostra società ha affrontato, in una decina di anni, lo sviluppo tecnologico che in altre condizioni sarebbe avvenuto in molto più tempo. Questo ha velocemente fatto si che riorganizzassimo le nostre vite professionali e personali.

Buttando l’occhio sui numeri, sappiamo che facebook nel 2017 ha raggiunto 2 miliardi di iscritti, 1,2 whatsapp, 1 miliardo e mezzo di utenti attivi youtube, senza contare i 700 milioni di instagramers e via dicendo.

Dunque, una fetta molto importante della popolazione mondiale sceglie di vivere ogni giorno all’interno di un contesto virtuale.

Questo ecosistema digitale, sebbene dal punto di vista legale si configuri come un vero e proprio far west, possiede delle regole sociali nuove e puntuali ben definite!

A tal proposito, per esperienza diretta, riscontriamo una corrispondenza tra pensiero e realtà nei lavori di Erving Goffman.

Ruolo e contesto sociale: l’ottica di Goffman

ruoli socialiIl sociologo canadese ha utilizzato la metafora del teatro per descrivere la vita sociale e l’interazione interpersonale.

Per questo si parla di modello drammaturgico.

Egli sosteneva che sul palcoscenico della vita sociale l’uomo potesse agire come un attore, interpretando un ruolo all’interno di un contesto ben preciso, e misurando la sua performance in base alle aspettative sociali legate a quel ruolo.

Ogni individuo vive all’interno di più contesti, interpretando diversi ruoli.

Per esempio un uomo può essere un padre di famiglia tra le mura domestiche, un marito per la sua compagna/o, un professionista nel circuito lavorativo, il rappresentante di una corrente politica se inserito in un’associazione o partito, uno sportivo agli occhi di appassionati come lui durante le escursioni della domenica.

Nella vita reale, siamo abituati a ripartire il tempo e lo spazio con cui scegliamo di vestire determinati panni o altri.

Provate ad immaginare cosa accade nel momento in cui inizia ad esistere un unico luogo e un unico tempo in cui tutti questi ruoli vengono interpretati.

I social network hanno ridefinito i tratti dell’interazione interpersonale e di rappresentazione del sé, completato da un processo di sovrapposizione tra pubblico e privato che non possiamo ignorare. Gli effetti di una mancata comprensione di questa dinamica hanno prodotto innumerevoli e noti epic fail.

Uniamo tutto questo all’abbattimento del concetto di lontananza spazio-temporale, che si manifesta con l’istantaneità della diffusione delle notizie, degli errori…

I social sono una lente di ingrandimento fissa sui fallimenti di personaggi famosi, politici, esponenti illustri o delle aziende.

Tutti questi cambiamenti hanno determinato la nascita di nuove professioni della comunicazione, specializzate a gestire consapevolmente e strategicamente l’universo social che penetra prepotentemente nelle nostre giornate, stuprando, talvolta, il nostro senso di appartenenza e la nostra percezione del reale.

I social media non sono dei nemici, ma bisogna comprenderli per evitarne i più insidiosi tranelli.


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