“Vota Waldo!”. Il problema di parlare alla pancia della gente 0

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Un termine particolarmente usato negli ultimi anni, quando si parla di politica, è populismo. L’enciclopedia Treccani definisce il termine populismo come:

atteggiamento ideologico che, sulla base di principi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. 

Un esempio particolarmente brillante di populismo e di comunicazione rivolta alla pancia dell’elettorato ci viene offerto dalla famosa serie televisiva Black Mirror, con il tanto apprezzato episodio 3 della seconda stagione dal titolo: “Vota Waldo” (in inglese “The Waldo Moment”).

Vota Waldo

L’episodio si sviluppa su due diverse verticalità:

  • Da una parte troviamo la giovane candidata laburista, Gwendolyn Harris, che si candida per la prima volta al Parlamento, con l’obiettivo di posizionarsi ma anche con la voglia di cambiare le cose;
  • Dall’altra parte troviamo Waldo, un orsetto blu virtuale telecomandato da un comico fallito, Jamie, che intervista (con l’inganno) in un programma televisivo i politici e li mette alla berlina.

In poco tempo l’orsetto blu diventa popolare e allora i produttori del programma decidono di cavalcare l’onda del successo con la sua clamorosa candidatura al Parlamento.

La Strategia di comunicazione

Waldo, non avendo un programma elettorale adeguato, imposta tutta la campagna elettorale sull’attacco dei suoi avversari ed in particolare verso Monroe, il candidato dei conservatori (che nella puntata appare sempre macchinoso e calcolatore). Perché questo? Chiaro, Monroe risulta essere, secondo i sondaggi, il candidato più forte quindi l’antagonista di Waldo, cioè il vero avversario da battere.

I due candidati si beccano per tutta la campagna elettorale: Monroe cerca un confronto costruttivo, lineare e pulito mentre Waldo la butta sul volgare, pungendo con attacchi persoli e con battute totalmente fuori luogo. In poco tempo l’orsetto blu si trasforma nell’ambasciatore del malcontento generale nonché baluardo dell’antipolitica.

Ma in tutto questo a perderci è proprio l’innocente candidata laburista, Gwendolyn Harris, che diventa un’indiretta vittima degli scontri e che quindi non può mettere in mostra le proprie capacità.

Epilogo

La puntata si conclude con la schiacciante vittoria di Monroe, con il buon piazzamento di Waldo (primo dei non eletti) e con il deludente piazzamento della Harris (solo terza).

Quali insegnamenti possiamo trarre da questa storia?

Rivolgersi alla pancia della gente dà diversi vantaggi ma può creare non pochi problemi:

  • I vantaggi sono l’ampia popolarità del politico, l’ampio bacino di voti su cui successivamente può contare, l’elevato numero di sostenitori, il successo sui social network e la viralità delle proprie affermazioni/slogan.
  • I problemi sono l’abbassamento del livello del dibattito (che si trasforma in becero scontro), l’inaridimento dei temi, l’aumento della sfiducia verso la politica e le istituzioni, la diffusione di improbabili teorie complottiste e il crollo del numero dei votanti (se non si ha fiducia nel sistema non si va a votare). Poi, ovviamente, diventa difficile trasformare le inverosimili promesse fatte in qualcosa di concreto.

In più mi permetto di aggiungere, come altro grave problema, la perdita di candidati o politici validi. Troppe persone con buoni propositi e buone idee come la “Harris”, della puntata sopracitata, costrette a mettersi da parte per lasciar spazio ai troppi “Waldo” della politica. A prevalere in tutto questo marasma, alla fine, saranno sempre i soliti “Monroe” che approfitteranno della confusione per imporsi, mostrandosi come unica alternativa valida.

Di certo Black Mirror non serve ad insegnare comunicazione politica né, tantomeno, la buona politica. Può comunque farci riflettere… che è pur sempre una gran cosa.


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