Parlare in pubblico: tre tecniche per rompere il ghiaccio 0

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Quante volte, dovendo parlare in pubblico, hai pensato: da dove comincio?
La prima cosa che dovrai fare appena incontrerai i tuoi interlocutori sarà rompere il ghiaccio.
Ricorda che non esiste una seconda occasione per fare una prima buona impressione.
E dunque ciò di cui hai bisogno per fare in modo che la prima impressione sia quella giusta e catturare l’attenzione è l’empatia¹.
Come fare? Prova queste tre tecniche, usate dai migliori oratori:

  1. La domanda retorica. 
    Mettiamo che tu debba incontrare i soci di un centro per anziani. E che il tema dell’incontro sia quello della sanità. Potresti iniziare così.
    “Vi è mai capitato di dover effettuare una visita specialistica, chiamare il Cup dell’ospedale e sentirvi dire che il primo appuntamento disponibile è, nella migliore delle ipotesi, tra un anno? Vi è mai capitato di avere un parente che ha bisogno urgente di fare degli esami per scongiurare una grave malattia e non trovare la disponibilità in tempi umani del servizio pubblico?”
  2. L’aneddoto.
    L’aneddoto è una storiella vera, verosimile o palesemente inventata, che ha il vantaggio di emozionare il pubblico.
    Per questo è sempre utile collezionare aneddoti di vita quotidiana per poterli raccontare.
    Pensa ad una platea di cittadini inviperiti per il malfunzionamento del sistema dei trasporti.
    “Ieri mattina avevo un appuntamento in centro. E ho deciso di affidarmi al trasporto pubblico. Sapete cosa mi è successo? È stato un inferno” e via di seguito con il racconto della tua esperienza.
    Occhio: puoi utilizzare l’espediente dell’aneddoto solo nel caso in cui il contesto lo permette e non è detto che tu ne abbia uno o ci siano le condizioni per costruirlo.
  3. La citazione.
    Quando decidi di utilizzare una citazione è importante che tu stia attento a non cadere in alcune trappole.
    Duque, NON:
    – Salire sul piedistallo: è un pessimo esempio di approccio con il pubblico.
    “Come tutti sapete, tizio diceva che…”
    – Scendere di un gradino
    “Scusate, sono emozionato”.
    E allora?
    L’ideale è scendere dal piedistallo.
    Racconta agli ascoltatori in che modo quella frase ti ha fornito uno spunto di riflessione, che hai deciso di trasmettere anche a loro.
    “Questa mattina, leggendo il giornale, mi è caduto l’occhio su una frase di tizio”
    “Mentre mi preparava il solito cappuccino il barista mi ha detto …”
    “Ascolto sempre Radiodue. Stamattina una signora è intervenuta nella discussione dicendo che…”

A prescindere dalla tecnica che deciderai volta per volta di utilizzare, il punto è: far capire al tuo pubblico che senti le sue stesse emozioni, che sei o puoi metterti nei suoi panni.
Le persone che ti ascoltano riconosceranno in te qualcuno che può ascoltarli, che ha davvero interesse a risolvere il loro problema.
Avrai dunque creato un punto di partenza importante per costruire una solida fiducia, che ti aprirà la strada al consenso.

Catturare l’attenzione e stimolare la riflessione sono solo i primi passi per costruire un discorso efficace che dovrà completarsi con tutti gli altri elementi che lo compongono:

  • l’esposizione dello scenario
  • la leva emotiva
  • la proposta con vantaggi e benefici
  • il piano d’azione.

Ricorda, tuttavia, che il contenuto del discorso è una piccola parte di ciò che comunicherai al pubblico².


¹empatia /em·pa·tì·a/
Capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa “sentire dentro”, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro”, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.
Dal greco “εμπαθεία” (empatéia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”) veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

²Secondo il massimo esperto di comunicazione non verbale, lo psicologo statunitense Albert Mehrabian, infatti, ciò che il pubblico percepisce di te e del tuo discorso passa solo per il 7% dal contenuto. Il 38% arriva attraverso la comunicazione paraverbale, ossia il modo in cui usi la voce (intonazione, volume, pause, modulazione) mentre ben il 55% passa attraverso il linguaggio del corpo.


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