Ma che razza di (comunicazione) politica è? 0

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Nemmeno il tempo di cominciare la campagna elettorale, che subito la comunicazione politica ha dato il peggio di sé. In una settimana, si è sproloquiato di razza, è stata infangata la Costituzione, è stata sdoganata la xenofobia come strategia elettorale.

GALEOTTA FU LA RADIO

È il 15 gennaio e Attilio Fontana, da cinque giorni candidato ufficialmente dal centrodestra alla poltrona di Presidente di Regione Lombardia, è in diretta su Radio Padania. Rispondendo ad un ascoltatore sul tema dell’immigrazione, Fontana dichiara che “… Tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata. Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma di essere logici o razionali. È una scelta. Non possiamo accettarli tutti, perché se dovessimo farlo, non saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica”.

LE REAZIONI

Immediatamente, infuria la polemica e gli avversari politici si scagliano contro Fontana con forza. Gli attacchi sono tanti, ma vale la pena di leggere in particolare quello affidato da Matteo Renzi alla sua pagina Facebook.

Il Segretario PD parte da lontano, per poi sottolineare la differenza tra Fontana e Gori, candidato dem alle regionali. Proprio quando centra il punto e definisce “farneticanti” le dichiarazioni sulla razza, poi, deraglia verso le solite contrapposizioni futuro/paura e rancore/speranza. Senza dimenticare un paio di ammiccamenti all’Italia pallonara, come la squadra ed il derby. Un post di berlusconiana memoria, che scimmiotta lo “scendere in campo” e “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Una reazione, dunque, che più che un vero attacco alle frasi di Fontana sembra prenderle a pretesto per differenziarsi e fare bella figura. Del resto, sul tema della razza, l’armadio del PD nasconde scheletri abbastanza ingombranti.

LA TOPPA CHE ALLARGA IL BUCO

Fontana si scusa immediatamente per la “frase infelice”, ma non resiste nemmeno un giorno senza peggiorare la propria posizione. A ventiquattro ore dal primo scempio, pronuncia il secondo, dichiarando che anche la Costituzione parla di razza e che quindi andrebbe cambiata.

GIÙ LA MASCHERA

Passano cinque giorni e, per rimanere nella metafora calcistica, il nostro bomber segna la tripletta e si porta a casa il pallone.

In quest’ultima dichiarazione, in particolare, Fontana getta la maschera, non si sente più in dovere di pentirsi della frase sulla razza e anzi la rivendica, quasi fosse una precisa strategia comunicativa per sfondare nell’elettorato più xenofobo dell’estrema destra italiana. In questo caso, si tratterebbe di una Lega che ha cambiato molto (ne abbiamo parlato qui) per non cambiare niente.

Una strategia che è fatta anche della difesa di Fontana da parte del centrodestra compatto, che per bocca di vari esponenti usa solo termini come “lapsus” e “frase infelice”, guardandosi bene quindi dal criticare il concetto, e dell’analisi di una certa stampa di destra, che segue il candidato leghista nelle sue farneticazioni sulla Costituzione.

CHE RAZZA DI PAESE

Una strategia che, in un Paese come l’Italia del 2018, potrebbe anche portare i suoi frutti. È sufficiente leggere qualche commento online sotto le notizie degli ultimi giorni per rendersene conto.

Nel periodo della Giornata della Memoria e nell’anno dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali, l’orgoglio con cui alcuni nostri connazionali rivendicano l’appartenenza alla “razza bianca” e la violenza verbale con cui denigrano gli “altri” è semplicemente spaventoso. E le responsabilità della politica e della sua comunicazione, in questo senso, sono indubbiamente enormi.


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