“Sono indiniato!” La rivolta del popolo nello #storytelling 0

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 I #sacchetti, #spelacchio e #Pandora hanno suscitato l’indignazione del popolo. E sono diventati virali. Ecco come hanno fatto.
L’indignazione è un sentimento che sembra facile da suscitare.
È uno strumento che solleva intere masse, generando messaggi chiave che si diffondono sulla rete a macchia d’olio, al ritmo martellante di post, video, messaggi, condivisioni, catene.
Per poi riprodursi offline. Al bar, in metro, in fila alla posta. L’indignazione è la notizia del giorno, è parlare del meteo ma farlo con un sentimento più profondo, viscerale.
 
I sacchetti, spelacchio e pandora sono solo gli ultimi tra i generatori di indignazione nati.
Sembrano bazzecole.
Eppure influiscono sulla percezione della massa. Investono la quotidianità come meteoriti.
Veicolano un sentimento di rivolta che spesso ha come obbiettivo quello di distruggere un antagonista. O di sollevarsi a difesa di un paladino.
È manipolazione di bassa lega?
Eppure funziona.
Perché è storytelling.
Sono storie di eroi che lottano per dei valori, che combattono contro il nemico, l’antagonista, con il nobile intento di difenderli e sollevano il popolo in loro sostegno.
È facile sentirsi coinvolti in questa indignazione. Perché ci ricorda quando ascoltavamo le favole dei nostri eroi che dovevano salvare il mondo dai cattivi. E quello che provavamo da bambini, quando prendevamo le parti del supereroe che combatteva per salvare i mondo da ladri, assassini e furfanti è il sentimento più vero e puro che conosciamo.
L’indignazione è anche la vecchia, antica, rabbia del popolo, che organizzava sommosse e ribellioni.
La rivolta nasce dal sentimento. E il sentimento è generato da un messaggio che viene veicolato dall’antichissimo canale del passaparola.
Ma chi produce quel messaggio? È questo il compito del suggeritore, dell’aiutante magico, del consulente per la comunicazione.
Occhio:
Che sia giusto o utile indignarsi per il pagamento dei sacchetti al supermercato o altri argomenti non è il tema di questa riflessione.
Abbiamo preso in mano il giocattolo per guardarlo dall’altro lato, tanto per scoprire come funziona il meccanismo.

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