Il contratto con gli Italiani 2, la vendetta 0

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Mercoledì sera, negli studi di Porta a porta, Silvio Berlusconi ha firmato l’impegno con gli Italiani. Diciassette anni dopo il contratto con gli Italiani, la scena si ripete, ma sembra solo una brutta imitazione. La sensazione lasciata è quella del sequel mal riuscito, del secondo capitolo che non è mai bello come il primo.

2001, IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI

La trovata del 2001 è geniale. Intanto, la scelta del contesto, con Porta a porta che al tempo è forse il programma di approfondimento più visto della tv italiana. Poi la formula del contratto, che è vincolante e trasmette l’idea della serietà dell’impegno preso. E poi c’è la promessa a non ripresentarsi in caso almeno quattro punti su cinque non fossero stati rispettati, ulteriore ammiccamento alla serietà della proposta.

Ma il capolavoro è nel contenuto. Il Cavaliere snocciola cinque punti programmatici molto chiari e snelli, la certezza della vittoria è affermata con sicurezza e il sogno è affidato ai suoi grandi cavalli di battaglia come l’abbassamento delle tasse, la sicurezza e la prevenzione dei crimini, la pensione minima da un milione di Lire, il milione di posti di lavoro (in questo caso rilanciato a uno e mezzo), le grandi opere.

Un minuto e via, un lampo di televisione d’avanguardia che richiama il grande cinema.

È Rocky che urla “Adriana” al centro del ring o Sean Connery che scandisce “Bond. James Bond” in uno 007 qualsiasi. È trionfale, indimenticabile e non passerà mai di moda.

2018, L’IMPEGNO CON GLI ITALIANI

Quella di mercoledì sera è tutto fuorché una trovata geniale. La scelta ricade di nuovo su Porta a porta, ma ormai l’approfondimento politico, in Italia, si fa altrove, soprattutto nel salotto di Floris. Anche la formula da notaio, poi, non ha più senso. Berlusconi passa all’impegno, molto meno vincolante, ed evita accuratamente di ipotizzare la possibilità di non mantenere le promesse.

Ma sono proprio quelle a mancare terribilmente. Il testo è più lungo e meno schematico di diciassette anni fa, la certezza della vittoria diventa sbandierata con arroganza ma necessita allo stesso tempo di un “come poi vedremo”. Dei cavalli di battaglia rimane solo il lavoro e il Cavaliere scivola su un crinale di qualunquismo, tra immigrazione e governi non eletti dal popolo. Un tempo era Berlusconi a dettare l’agenda, ora insegue Lega e Movimento 5 Stelle.

Nell’unico momento in cui Vespa gli contesta un dato, poi, si finisce a parlare della cameriera del conduttore, con la proverbiale ironia del Cavaliere che si trasforma in acredine. Berlusconi, più che altro, si auto compiace dei risultati a sua detta ottenuti da politico ed imprenditore e di conseguenza, più che un contratto o un impegno, il suo sembra un testamento.

Oltre tre minuti di agonia che ci riportano indietro di vent’anni.

È Massimo Boldi che scivola sul ghiaccio nell’ennesimo “Vacanze di Natale” o Harrison Ford che sopravvive ad un’esplosione nucleare nascosto in un frigorifero nel quarto capitolo di Indiana Jones. È poco divertente, poco credibile e da dimenticare.

C’ERA UNA VOLTA SILVIO BERLUSCONI?

È difficile pensare che quello visto mercoledì sera sia lo stesso Berlusconi del 2001 e del contratto con gli Italiani. Che sia lo stesso Cavaliere che nel 2006, all’ultimo secondo dell’ultimo dibattito con Romano Prodi, promise di togliere la tassa sulla prima casa: “Avete capito bene, aboliremo l’ICI”.

Un colpo di scena da togliere il fiato, è la camminata di Kevin Spacey alla fine de I soliti sospetti o il “sono tuo padre” di Darth Vader a Luke Skywalker. Il Professore quasi ci resta secco e per poco non perde le elezioni.

È però anche difficile pensare che Berlusconi abbia improvvisamente perso il suo tocco magico. Una serata no, del resto, può capitare a chiunque e il Cavaliere ha ancora tempo per inventarsene una delle sue. Deve solo voltare pagina e dimenticarsi di mercoledì sera.

Dopotutto, domani è un altro giorno.


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